Sindrome di Bernard-Soulier

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La sindrome di Bernard-Soulier è  una sindrome emorragica costituzionale molto rara caratterizzata, secondo la definizione originale di Bernard-Soulier risalente al 1948, da un notevole incremento del “tempo di emorragia” con tendenza a facile sanguinamento con presenza di piastrine giganti (megacariociti) circolanti il cui numero è ridotto.

Il gene coinvolto è a trasmissione autosomica recessiva.

Da un punto di vista biochimico si tratta di una alterazione che coinvolge una glicoproteina della membrana piastrinica, la GPIb.

Quest’ultima è costituita da 4 subunità, GPIb alpha, GPIb beta, GPV e GPIX, i cui geni codificanti sono situati rispettivamente sui cromosomi 17p12, 22q11.2, 3q29 e 3q21.

Il complesso recettoriale GP Ib-IX-V, tramite il legame con il fattore di Von Willebrand, promuove l’adesione delle piastrine al subendotelio delle pareti vasali danneggiate consentendo così la formazione di un “tappo piastrinico”, in particolare in situazione di flusso ematico veloce.

Il complesso recettoriale inoltre svolge funzioni essenziali nella maturazione delle piastrine e ciò spiega la presenza di piastrine circolanti di dimensioni abnormi, pur in assenza di alterazioni midollari evidenti.

 

Nella maggior parte dei casi con espressione clinica tipica le alterazioni genetiche coinvolgono i geni che codificano per le subunità GP Iba e IX.

La malattia, essendo a trasmissione autosomica recessiva, si manifesta solo in condizione di omozigosi, spesso a causa di consanguineità. Ma è stata descritta, in una sola famiglia, una trasmissione autosomica dominante (Handin RI, Lux SE, Stossel TP. Blood, principles and practice of haematology. Second edition, 2003).

 

Il complesso glicoproteico in condizioni normali, rappresenta il recettore di membrana del fattore di Von Willebrand della coagulazione; una alterazione numerica o funzionale del recettore provoca una alterazione della funzione piastrinica con perdita della capacità di aderire alle superfici andoteliali danneggiate e della capacità di aggregazione piastrinica indotta dal taglio delle pareti vasali.

 

I segni clinici della malattia si manifestano tipicamente già nei primi giorni di vita, a volte nei primi mesi. È rarissimo il riconoscimento della malattia in età adulta, di solito a seguito di sanguinamenti abnormi nel post-parto, a seguito di traumi o dopo interventi chirurgici.

Il quadro clinico tipico è caratterizzato da sanguinamenti cutanei sia da traumi lievi che spontaneamente (ecchimosi, porpora), sanguinamenti mucosi (epistassi, gengivorragia, ematuria, enterorragie, etc) e sanguinamenti viscerali, questi ultimi in grado, a volte, di mettere a repentaglio la sopravvivenza e naturalmente particolarmente importanti in corso di interventi chirurgici.

La gravità dei quadri clinici però non è uniforme e può variare, non solo nei vari soggetti, ma anche nello stesso soggetto nel tempo; frequentemente infatti si assiste ad una riduzione degli episodi di sanguinamento e della loro gravità dopo la pubertà.

Nelle donne sono naturalmente frequenti le meno-metrorragie e complicanze che possono coinvolgere l’andamento delle gravidanze.

 

Le piastrine spesso sono ridotte, anche notevolmente, ma in qualche caso sono di numero normale; costante è l’aumento di volume delle piastrine circolanti e la loro ridotta capacità di adesione al subendotelio che non può essere corretta tramite aggiunta dell’antibiotico ristocetina.

Il tempo di sanguinamento è sempre prolungato, ma anch’esso in modo non costante potendosi rilevare casi di lieve prolungamento fino a tempi dell’ordine dei 20 minuti.

La diagnosi, oltre che sui rilievi ematochimici e clinici, viene fatta sulla base di alcune specifiche caratteristiche biochimiche conseguenti alla alterazione della glicoproteina (ad esempio la già citata mancata risposta alla ristocetina o la mancata risposta in vitro ai comuni agenti aggreganti quali l’ADP)

La prognosi è considerata buona, ma occorre una profilassi delle emorragie con trasfusione di concentrati piastrinici, soprattutto in occasione di traumi od interventi chirurgici; il controllo del sanguinamento del post-parto a volte richiede l’isterectomia.

Naturalmente l’uso dei farmaci anticoagulanti, come l’aspirina, è da considerare con estrema attenzione, se non da evitare.

Fonti

http://malattierare.regione.veneto.it/cerca_it/dettaglio.php?lang=ita&id=1693

http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez11/1330997.html

http://www.orpha.net/consor/cgi-bin/OC_Exp.php?lng=IT&Expert=274

P. Larizza, D. Furbetta “Compendio di Medicina Interna e Terapia”, II edizione, Piccin Editore

Pubblicazioni scientifiche recenti su questa sindrome (in inglese)

Bernard-Soulier syndrome“, Michael C. Berndt, Robert K. Andrews “Haematologica. 2011 March; 96(3): 355–359”

 

Clinical and genetic aspects of Bernard-Soulier syndrome: searching for genotype/phenotype correlations.”,” Anna Savoia,Annalisa Pastore, Daniela De Rocco, Elisa Civaschi, Mariateresa Di Stazio, Roberta Bottega, Federica Melazzini, Valeria Bozzi, Alessandro Pecci, Silvana Magrin, Carlo L. Balduini, and Patrizia Noris”, Haematologica. 2011 Mar;96(3):417-23

 

“A study of Bernard-Soulier syndrome in Tehran, Iran”, “Gholamreza Toogeh MD, Manochehr Keyhani MD, Ramezanali Shari an MD, Reza Safaee MD,

Amirhossein Emami MD, Hossein Dalili MD”, “Arch Iran Med. 2010 Nov;13(6):549-51″

Per chiarimenti su “Malattie rare” ed invalidità o legge 104/92 vedere questo articolo.

Nikol

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