Acondroplasia

Con il termine di acondroplasia si intende una malattia genetica caratterizzata da una grave alterazione dello sviluppo delle cartilagini di accrescimento.

EPIDEMIOLOGIA

Colpisce circa 1 soggetto su 25.000 nati vivi (1 su 15.000 in altre statistiche) senza distinzione di razza e sesso.

EZIOLOGIA E PATOGENESI

Fa parte del più ampio gruppo delle condrodisplasie, quindi di un ampio gruppo di malattie dello sviluppo cartilagineo. L’Acondroplasia è provocata dall’alterazione di un gene posizionato sul cromosoma 4 e codificante per la proteina FGFR3 (recettore del fattore di crescita dei fibroblasti di tipo 3) altamente rappresentata nel tessuto cartilagineo in accrescimento. L’alterazione del gene provoca la formazione di una proteina anomala non in grado di rispondere correttamente ai segnali dei fattori di accrescimento cartilaginei. La conseguenza è un accrescimento ridotto e disarmonico delle cartilagini di accrescimento, cioè di quelle porzioni cartilaginee presenti nelle ossa in accrescimento dei bambini che permettono l’allungamento delle ossa. Il gene FGFR3 si trasmette con carattere autosomico dominante e allo stato omozigote è rapidamente letale. I soggetti ammalati che raggiungono l’età adulta hanno quindi tutti il gene in forma eterozigote. Da ciò si evince che non esistono soggetti che possono essere definiti portatori sani. In realtà solo il 10% circa dei soggetti nasce da genitori di cui uno è affetto dalla malattia; il restante 90% dei casi è provocato da una alterazione genetica accidentale “ex novo”

QUADRO CLINICO ED EVOLUZIONE

I soggetti affetti hanno una grave alterazione dello sviluppo delle ossa lunghe che si esprime con una forma di nanismo chiamato appunto “acondroplasico”.

I soggetti hanno bassa statura, mediamente 140 cm gli uomini e 125 cm le donne, con arti proporzionalmente più corti rispetto al tronco; gli arti inferiori spesso sono “inarcati” per ginocchio varo, le dita sono tozze e corte (mano a “tridente”); il cranio è proporzionalmente più grande del corpo (macrocefalia) con bozze frontali, la radice del naso è appiattita e la parte inferiore del massiccio facciale può essere iposviluppata con turbe della dentizione; coesiste una iperlordosi vertebrale tipica; in epoca adulta possono insorgere turbe neurologiche periferiche per restringimento del canale vertebrale e, molto raramente, idrocefalia per stenosi del forame magno della base cranica. In epoca avanzata sono maggiormente frequenti i blocchi articolari.

Non sono presenti turbe cognitive e non è descritta una riduzione della durata della vita.

DIAGNOSI

Già alla nascita si nota la brevità degli arti; la diagnosi, anche per l’esclusione di altre forme di acondrodisplasia, è possibile tramite l’esame del DNA per l’identificazione della mutazione al gene FGFR. Nei casi in cui uno dei genitori sia affetto dalla malattia, è possibile l’esame prenatale del DNA fetale.

L’esame radiografico dei soggetti adulti mostra normalità della struttura ossea, ma marcate alterazioni della forma con ossa lunghe accorciate e metafisi allargate e irregolari; il bacino ha ali iliache quadrate con tetti cotiloidei appiattiti; la base cranica si presenta accorciata e l’angolo basale è diminuito.

TERAPIA

Non esiste una terapia specifica. Il trattamento ortopedico di allungamento degli arti e di correzione dell’iperlordosi lombare può significativamente migliorare la qualità della vita.


Pagina di ricerca sull’acondroplasia su PubMed ==> da QUI

Pagina di ricerca sull’acondroplasia sul sito della FDA ==> da QUI




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