IL COUNSELING SOCIALE

Risoluzione di problemi contingenti: il counseling sociale

Un importante compito dell’operatore sociale è quello di assicurare alle persone un aiuto per sbrogliare improvvise situazioni difficili in cui si trovino bloccate, a causa della loro disabilità o di un’oggettiva osticità delle situazioni o più spesso di entrambe le evenienza.

Questo tipo di aiuto viene genericamente classificato come counseling, che va distinto ovviamente dal tradizionale colloquio psicologico, essendo un intervento sociale.

Le situazioni in cui una persona, o più persone assieme, si bloccano nel loro funzionamento ordinario a causa di eventi o richieste transitorie che li impegnano oltre i loro limiti attuali (cognitivi, emotivi, fisici, economici, ecc.), possono essere definite problemi contingenti.

Parliamo di crisi, invece che di problema, quando la contingenza si presenta in forme acuziali, al punto che l’impasse di funzionamento personale porti ad un rapido deterioramento delle condizioni della persona o degli standard minimi di benessere.

L’intervento professionale di counseling sociale facilita le condizioni per addivenire ad una soluzione che può voler dire sia riduzione della complessità di una determinata situazione, sia incremento di efficienza nell’azione di fronteggiamento.

A questo punto è necessario chiarire il concetto di fronteggiamento (coping), che può essere inteso come relazione tra la persona e il compito (o situazione ambientale).

Possiamo distinguere poi tra fronteggiamento focale e diffuso. Solo il primo ha a che fare con un problema propriamente detto.

Parliamo di fronteggiamento focale quando una precisa persona, o un insieme di persone, si trova in una difficoltà legata ad una precisa circostanza, vale a dire a un preciso fatto o vicenda. Ad esempio: il marito di Giovanna si è ammalato gravemente, il figlio di Giorgio è stato arrestato per spaccio di droga, un padre di famiglia è morto improvvisamente.

Quando invece una persona è incapace di far fronte a qualsivoglia situazione della vita, o a gran parte delle situazioni, per carenze strutturali che impediscono o limitano ab origine il suo funzionamento psicofisico – come nel caso di una persona gravemente disabile o un anziano non autosufficiente – si può parlare di un deficit di fronteggiamento diffuso, ma non propriamente di un problema.

Nel caso di deficit di fronteggiamento diffuso siamo in presenza di una serie di necessità fisse, di bisogni della persona, cui si deve rispondere con la modalità del care planning, vale a dire della progettazione e organizzazione di schemi assistenziali per soddisfare le necessità di un utente o di una categoria di utenti nel medio/lungo periodo.

Tornando al problema propriamente detto, ogni persona può entrare in una difficoltà se si trova in una particolare situazione. Ad esempio, una madre di famiglia perfettamente in grado di seguire due bravi figli, potrebbe entrare in crisi se tali figli fossero tossicodipendenti o malati.

La realtà del problema appare diversa a seconda che la si guardi dalla prospettiva dell’operatore o da quella dell’utente. Per la persona il problema è una situazione difficoltosa che sta “di fronte”; per l’operatore che deve offrire un aiuto, il problema è la relazione tra la persona e la situazione.

La relazione fra persona e circostanza è sfaccettata e può pertanto dar luogo in linea logica a diverse configurazioni delle risposte di aiuto. Ad esempio, la circostanza oggettiva può essere immodificabile, come nel caso della perdita di una persona cara, oppure, al contrario, la sfida ambientale può essere oggettivamente evanescente ma essere vissuto dalla persona come un problema grave, come nel caso di una persona anziana che si disperi perchè il suo gatto è scappato. In entrambi questi casi, l’aiuto potrà consistere nel favorire un adattamento della persona alla circostanza, non il superamento o l’abbattimento di quest’ultima, essendo impossibile modificarla.

Possiamo definire questo tipo di aiuto counseling di sostegno– non di terapia – dove per sostegno si intende un’azione di accompagnamento psicologico in una situazione oggettiva non affrontata dall’operatore come tale. Più frequenti sono però i casi in cui le situazioni problematiche possono essere modificate o superate. Ma in ogni problema umano le due componenti (persona e situazione) sono sempre compenetrate in modo indissolubile, per cui una modifica del problema (se non proprio la sua soluzione) si può spesso sperare solo attraverso il concorso attivo della persona interessata o di altre in relazione stretta.

La capacità di azione o di sentimento degli interessati, a fronte della situazione che li riguarda, è essenziale. L’operatore può direttamente modificare la situazione oggettiva solo nei casi più semplici, o nelle emergenze. Per tutto il resto, senza un coinvolgimento attivo delle persone, ogni soluzione individuata in maniera unilaterale dall’operatore, rischia di frantumarsi prima di raggiungere il risultato sperato.

Dott.ssa M. A. Valenti




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